Guida al congedo per le donne vittime di violenza di genere

Il decreto è stata un’importante innovazione in Italia, per la prima volta si prevede che le donne inserite in percorsi di protezione per motivi di violenza, possano chiedere il congedo e assentarsi dal posto di lavoro per un periodo massimo di tre mesi, interamente retribuiti.
Il decreto è stata un’importante innovazione in Italia, per la prima volta si prevede che le donne inserite in percorsi di protezione per motivi di violenza, possano chiedere il congedo e assentarsi dal posto di lavoro per un periodo massimo di tre mesi, interamente retribuiti.

È anche prevista la possibilità di sospendere il rapporto di lavoro o di trasformarlo da tempo pieno a part-time e di riconvertirlo in contratto a tempo pieno, una volta finita l’emergenza.

Finalmente un aiuto concreto per le donne che si allontanano da casa per tutelare se stesse e i figli, se ne hanno.

Molte sono costrette ad assentarsi dal posto di lavoro, sia perché è un luogo conosciuto dall’autore del maltrattamento e potrebbero essere facilmente rintracciate o perché, in alcuni casi, è addirittura necessario l’allontanamento dalla loro città.

Seppure con grave e colpevole ritardo l’INPS è intervenuta (dopo le denunce della CGIL) con la circolare applicativa dell’art. 24 del D.Lgs. 15.6.2015, n. 80 (Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di
vita e di lavoro, in attuazione dell'art. 1, comma 8 e 9, della Legge 10.12.2014, n. 183), ha previsto la possibilità di fruire di uno specifico congedo per le donne vittime di violenza di genere.
thomas | 21 luglio 2016, 09:16
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